RITORNO DI FLORA E FAUNA SELVATICHE

Bruno D'Amicis. Rewilding Europe

RITORNO DI FLORA E FAUNA SELVATICHE

I paesaggi naturali selvaggi senza animali sono come i preziosi depositi dei musei senza i loro curatori. Ci proponiamo di reintrodurre, ripristinare popolazioni di molte specie faunistiche o facilitare la loro migrazione nell’area, riferendoci all’orso bruno marsicano, al lupo, al cervo, al camoscio, alla lontra, all’avvoltoio e a molti altri animali.

Realizzare corridoi di coesistenza

Bruno D'Amicis. Rewilding Europe

Nell’area rewilding dell’Appennino centrale stiamo lavorando con Rewilding Europe e altri partner locali per sviluppare ampi “corridoi di coesistenza” collegando l’economia locale con la natura più selvaggia in cinque corridoi che coprono complessivamente più di 100.000 ettari. Ne trarranno beneficio le popolazioni faunistiche e la qualità della natura e delle esperienze legate alla natura in tre aree protette limitrofe – il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Majella e il Parco Regionale del Sirente Velino – insieme alle loro zone cuscinetto.

All’interno di questi corridoi le comunità locali stanno imparando a convivere con la spettacolare fauna dell’Appennino centrale, di cui l’orso bruno marsicano è la specie più iconica. Riducendo i danni causati da tale fauna selvatica e consentendo alle comunità di beneficiarne, le persone che vivono qui diventeranno ambasciatori della natura selvaggia della zona. Le azioni sul campo si concentrano sulla riduzione della mortalità degli orsi e dei conflitti, sul sostegno alle imprese basate sulla natura all’interno e intorno ai corridoi e sulla sensibilizzazione delle comunità locali e delle persone che visitano l’area.

Accrescere i numeri dell'orso bruno marsicano

Bruno D'Amicis. Rewilding Europe

A poca distanza da Roma, lo straordinario Appennino centrale è l’ultimo rifugio di molti animali e piante che un tempo erano diffusi in tutte le aree montuose italiane. Di questi l’orso bruno marsicano è sia il più iconico sia il più a rischio di estinzione.

Mentre l’attuale popolazione di orso bruno marsicano (che conta circa 50-60 individui) è relativamente al sicuro all’interno dei parchi naturali della regione (principalmente il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise), al di fuori dei confini del parco è a rischio di bracconaggio, avvelenamento e incidenti stradali. Vi è inoltre conflitto con una parte della popolazione locale che ha problemi diretti legati ai propri alveari, frutteti e bestiame e che non beneficia economicamente della presenza degli orsi.

Bruno D'Amicis. Rewilding Europe

Rewilding Apennines sta lavorando con Rewilding Europe e altri partner locali per ridurre la mortalità degli orsi e i conflitti installando misure di prevenzione degli incidenti stradali, rimuovendo vecchie recinzioni, ripristinando e migliorando la segnaletica, distribuendo recinti elettrificati e porte metalliche a prova di orso.

È stato anche istituito un gruppo di “ambasciatori degli orsi” reclutati localmente per comunicare con le comunità locali, informare e formare i proprietari di allevamenti e aziende agricole, cercare trappole illegali, supportare pattuglie anti-veleno, riportare segni di presenza degli orsi alle autorità competenti e gestire le fototrappole.

Il modello della Comunità a Misura d'Orso

Il modello di Comunità a Misura d’Orso o Bear Smart Community incoraggia la cooperazione tra le comunità locali, le imprese e gli individui per prevenire i conflitti tra orsi ed esseri umani rimuovendo ogni potenziale fonte di attrazione degli orsi dalle aree urbane. Promuove soluzioni semplici ma efficaci per evitare situazioni inutili causate sia dagli orsi sia contro di loro. Nell’Appennino centrale i pochi orsi marsicani rimasti sono costretti a vivere in territori che, pur essendo idonei e per la maggior parte protetti, sono caratterizzati da una forte presenza umana. Prevenire i conflitti tra uomo e orso, soprattutto nei corridoi naturali di collegamento tra aree protette al fine di favorire il movimento degli orsi, è quindi fondamentale per salvare questa sottospecie a rischio di estinzione.
Quali sono le raccomandazioni per sviluppare una Bear Smart Community?

Alveari e allevamenti di bestiame a prova di orso

Le recinzioni elettrificate sono una barriera che impedisce agli orsi di entrare in un recinto di animali, in un orto o anche negli apiari.

Frutteti e orti urbani a misura di orso

È necessario raccogliere i frutti maturi prima che cadano e rimuovere quelli già a terra per non attirare l’orso in paese.

Gestione intelligente dei rifiuti organici e di altri attrattori alimentari

È necessaria una corretta gestione dei rifiuti organici per evitare che gli orsi siano attratti dai cassonetti.*

Gestione sanitaria intelligente degli animali domestici

Alcune delle malattie infettive potenzialmente dannose per gli orsi possono essere trasmesse dai cani. La trasmissione di queste malattie può essere evitata attraverso le vaccinazioni e una corretta gestione dei cani.

* Laddove non sia presente la raccolta differenziata porta a porta, i cassonetti del materiale organico possono essere dotati di un’apposita chiusura a prova di orso.
* Dove c’è la raccolta porta a porta, è necessario che le persone tengano i propri rifiuti in casa o in garage fino al giorno del ritiro.
* Il cibo degli animali domestici dovrà essere conservato in aree chiuse inaccessibili agli orsi e non dovrà mai essere lasciato nei giardini o vicino ad aree abitate.

Se una comunità rispetta queste buone pratiche di comportamento, è più probabile che la convivenza venga raggiunta!

Scarica il manuale delle buone pratiche per la convivenza con l’orso bruno marsicano.

Mario Cipollone

Ridurre le minacce per la fauna selvatica

 

Nell’Appennino centrale uno dei modi migliori per tutelare la fauna selvatica è ridurre le minacce provenienti dall’uomo. In particolare per l’orso bruno marsicano, ma anche per altre specie, questi sono i principali rischi di cui possono essere vittime:

  • Bracconaggio
  • Avvelenamento
  • Collisione con veicoli
  • Frammentazione dell’habitat
  • Disturbo antropogenico
  • Variabilità genetica e salute (in particolare per l’orso bruno marsicano a rischio di estinzione)
  • Interazioni con bovini e altri animali domestici, che possono trasmettere malattie infettive alla fauna selvatica
  • Infrastrutture, attività umane e trasformazioni del paesaggio
  • Mancanza di consapevolezza e burocrazia a tutti i livelli della società

Ciascuna di queste minacce dirette e indirette alla fauna selvatica deve essere affrontata con intenso lavoro sul campo, con comunicazione ed educazione specialmente dedicata alle comunità locali, con partenariati insieme a enti pubblici e privati che mirano agli stessi obiettivi, con raccolta fondi per progetti specifici di conservazione della natura e con una visione a lungo termine condivisa con le persone per mitigare i conflitti uomo-fauna selvatica e per sviluppare soluzioni e attività per il futuro basate sulla natura.

 

Valorizzare la fauna selvatica

Oltre ai nostri sforzi per valorizzare la popolazione dell’orso bruno marsicano, il nostro team è impegnato in altri progetti di conservazione relativi al rewilding dell’Appennino centrale:

White-clawed crayfish (Austropotamobius italicus meridionalis) object of a breeding, restocking and introduction project carried out by Rewilding Apennines. Central Apennines, Italy. 2020

Gambero di fiume autoctono

Austropotamobius italicus meridionalis

Uno studio preliminare ha valutato la situazione di questa specie, protetta a livello europeo, nei nostri torrenti e fiumi di montagna. Successivamente, i programmi di introduzione e/o reintroduzione del gambero di fiume possono essere progettati e realizzati sulla base della disponibilità di risorse e partner.

Avvoltoi

Una popolazione in aumento di grifoni (Gyps fulvus) nella regione testimonia il miglioramento delle condizioni di habitat per le altre specie di avvoltoi. Stiamo lavorando per il loro ritorno.

Apennine chamois (Rupicapra pyrenaica ornata) adult male grunting in autumn during the rut. Endemic to the Apennine mountains. Abruzzo, Italy. Nov 2011

Camoscio appenninico

Rupicapra pyrenaica ornata

Alcune delle vette più alte dell’Appennino centrale sono abitate da questa vulnerabile capra di montagna autoctona.

Negli ultimi decenni il camoscio appenninico è stato reintrodotto con successo in alcune dorsali rocciose di parchi nazionali e regionali, tuttavia manca da alcune aree anche se sono adatte alla specie. Il monte Velino è una nostra meta dove reintrodurre “i camosci più belli del mondo”, come questa specie viene definita.

I nostri principali risultati

  • La strada da Gioia dei Marsi a Gioia Vecchio è stata dotata di riflettori ottici di allerta per la fauna selvatica e segnaletica stradale per evitare collisioni di veicoli con l’orso, mentre il limite di velocità è stato ridotto da 90 km/h a 70 km/h grazie a un accordo con l’amministrazione provinciale sulla strada SR 83.
  • Nel 2014 il team di Rewilding Apennines ha consegnato 24 recinzioni elettriche donate da Rewilding Europe e Fondation Segré ai cittadini di Pettorano sul Gizio per proteggere pollai, stalle, giardini e frutteti dai danni della fauna selvatica, orso bruno marsicano in particolare.
  • Tra il 2014 e l’inizio del 2016, tre persone locali sono state assunte come “ambasciatori degli orsi”. Queste persone hanno lavorato con allevatori e altri stakeholder, hanno gestito 10 fototrappole e hanno pattugliato l’area per verificare la presenza di danni da orsi ed eventuali avvelenamenti.
  • Nel 2018, in collaborazione con Salviamo l’Orso, Rewilding Apennines:
    • Ha realizzato 30 recinti elettrificati e 6 porte metalliche a prova d’orso nell’area di Pettorano sul Gizio-Sulmona con drastica riduzione dei danni e incursioni degli orsi indirizzate verso aree “nuove”, come la Riserva della Biosfera Collemeluccio Montedimezzo Alto Molise.
    • Ha effettuato la valutazione della fauna selvatica nelle Gole del Sagittario con 47.600 foto scattate da 40 fototrappole e ha stipulato un accordo con la Zoological Society of London per la loro pubblicazione sulla piattaforma Instant Wild.
    • 194 alberi da frutto liberati dalla vegetazione antagonista per migliorare le risorse alimentari per l’orso in aree montane.
    • Primi 5 km di filo spinato rimossi dall’area di progetto.
    • Oltre 40 volontari coinvolti nel lavoro sul campo.
  • Nel 2019, Rewilding Apennines e Salviamo l’Orso hanno:
    • Rimosso più di 24 chilometri di filo spinato.
    • Liberato 521 alberi da frutto dalla vegetazione antagonista per migliorare le risorse alimentari per l’orso in aree montane.
    • Installato 61 recinti elettrici, 14 porte metalliche a prova di orso e 3 pollai a prova di orso.
    • Messo in sicurezza 6 vasche per a raccolta dell’acqua in montagna (in seguito al tragico annegamento di una femmina di orso bruno marsicano e di due cuccioli nel novembre 2018).
    • Accertato che zero casi di danno da orso si sono verificati nel corridoio di convivenza dell’Alto Molise, a seguito della tutela di allevamenti e apiari (in precedenza questa era un’area problematica in termini di danno da orso).
    • Registrato la presenza di orsi che si nutrivano in frutteti abbandonati dopo che gli alberi qui erano stati potati dal team rewilding. Tale potatura aiuta a ridurre i danni dell’orso allontanando gli animali dai frutteti coltivati.
    • La Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio ha pubblicato i dati del 2019. Con l’aiuto del team di RA e dei volontari di SLO, sono stati rilevati 12 diversi genotipi di orso e 5 alberi di marcatura.
  • Nel 2020 Rewilding Apennines e Salviamo l’Orso:
    • Hanno costruito 51 recinzioni elettrificate. Nessun danno si è verificato nelle proprietà protette. Solo pochi eventi di danno da orso sono stati segnalati nell’area gestita direttamente dal team di RA, a dimostrazione dell’efficacia delle misure preventive e del personale (volontari compresi). Nessun danno si è verificato nella Bear Smart Community Genzana e nella Bear Smart Community Alto Molise. Solo due eventi di danno da orso sono stati segnalati nella Bear Smart Community Valle Roveto, principalmente ad apiari non protetti.
    • Reintroduzione del gambero d’acqua dolce europeo: uno studio di fattibilità per la reintroduzione di questa specie endemica è stato consegnato dal Dr. Tommaso Pagliani. Tre fiumi nei corridoi sono stati ispezionati e valutati per il possibile futuro ripopolamento dei gamberi e rilascio degli individui.
    • Reintroduzione del camoscio appenninico sul Monte Velino e relativo monitoraggio: in collaborazione con i Carabinieri Forestali con l’impegno da parte di Rewilding Apennines di fornire almeno dieci collari GPS.
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