Il giovane esemplare, monitorato con GPS nell’ambito delle attività di Rewilding Apennines per il monitoraggio e la conservazione della specie, ha percorso una rotta inedita verso il golfo di Napoli. Dopo giorni di localizzazioni anomale al largo, una mobilitazione congiunta tra scienziati, istituzioni e marineria locale ne ha recuperato il corpo senza vita.

Per la prima volta nella storia ornitologica recente, un avvoltoio grifone (Gyps fulvus) ha raggiunto l’isola d’Ischia. Non si tratta di una segnalazione basata su avvistamenti o scatti fotografici fortuiti, ma della traccia lasciata da un individuo speciale: un maschio di circa due anni e mezzo, non ancora giunto alla maturità riproduttiva, equipaggiato con un trasmettitore satellitare GPS per monitorarne gli spostamenti.
La presenza del grifone nel nostro Paese rappresenta uno dei grandi successi della conservazione: estinto in gran parte della penisola, l’avvoltoio è tornato a nidificare sull’Appennino centrale alla fine degli anni ’90 grazie a un lungimirante programma di reintroduzione avviato dall’allora Corpo Forestale dello Stato (oggi gestito dal Reparto Carabinieri Biodiversità Castel di Sangro), che ha permesso la formazione di colonie riproduttive per una popolazione stimata attualmente in oltre 300 individui e 60 coppie nidificanti.
Il grifone che ha raggiunto l’isola è uno dei 25 individui spagnoli, rilasciati in Appennino centrale a settembre del 2026. Questi avvoltoi fanno parte di un progetto di rafforzamento della popolazione locale, che avrà una durata triennale e prevede il rilascio di circa 60 esemplari in totale.
Il progetto rappresenta una collaborazione internazionale tra Rewilding Apennines, il Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel Di Sangro, GREFA (Grupo de Rehabilitación de la Fauna Autóctona y su Hábitat) e Rewilding Europe, ed ha lo scopo di stabilizzare la popolazione appenninica e ridurne la vulnerabilità nel lungo periodo. Tutti gli individui rilasciati sono dotati di trasmettitori satellitari GPS, che permettono di seguire i movimenti degli animali e intervenire in caso di avvelenamento o bracconaggio.
Gli avvoltoi hanno trascorso un periodo di 7 mesi in una voliera di ambientamento, in modo da abituarsi all’ambiente circostante e di interagire con i conspecifici selvatici. Questo periodo ha lo scopo di rafforzare il legame dei grifoni con il territorio, riducendo le probabilità di allontanamento dopo il rilascio. Il processo ha funzionato efficacemente, e quasi tutti gli individui sono rimasti in Appennino centrale, associandosi ai grifoni selvatici ed alimentandosi insieme a loro. Come spesso accade in questi casi, però, alcuni giovani grifoni hanno effettuato dei lunghi movimenti di dispersione, arrivando persino in Albania.
Il 13 ottobre, tuttavia, i dati telemetrici hanno segnalato una traiettoria del tutto insolita, che ha portato il giovane avvoltoio a sorvolare l’isola d’Ischia. L’evoluzione del tracciato ha subito insospettito gli ornitologi: a partire dal 14 ottobre, il GPS ha registrato velocità e quote compatibili con la caduta in mare.

La mobilitazione e le ricerche al largo
Da quel momento si è innescata una complessa corsa contro il tempo. Il Reparto Carabinieri Biodiversità e Giulia Pace (Rewilding Apennines) hanno attivato i contatti sul territorio per tentare un salvataggio in mare aperto. Tuttavia, l’elevata distanza dalla costa e le proibitive condizioni meteo-marine hanno reso vano ogni tentativo di perlustrazione nei primi giorni.
La svolta operativa è arrivata domenica 18 ottobre: l’ornitologo Rosario Balestrieri (Stazione Zoologica Anton Dohrn) ha coordinato una rete virtuosa di cooperazione sul campo, coordinandosi con il Vicesindaco di Forio d’Ischia, Angela Albano. Da Forio è salpata l’imbarcazione Sea Dream Ischia, condotta da Raffaele Iacono, con a bordo lo stesso Balestrieri e il fotografo naturalista Michelangelo Ambrosini.

Guidati dalle coordinate satellitari aggiornate ogni dieci minuti dal Reparto Carabinieri Biodiversità e da Giulia Pace, e scandagliando la superficie dell’acqua con ottiche professionali, i soccorritori hanno individuato l’animale intorno alle 11:30. Il grifone, ribattezzato simbolicamente da chi lo cercava “GyPS”, fondendo il genere tassonomico e il segnale satellitare che ne ha tracciato il destino, galleggiava ormai esanime sull’acqua.
Il corpo del rapace è stato recuperato e condotto al porto di Ischia. Come da protocollo per la fauna selvatica protetta, era stato precedentemente allertato il CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) della Federico II presso ASL NAPOLI 1 centro, che ha fatto da ponte con l’ASL Napoli 2 Nord, che ha preso in carico la carcassa per il successivo trasferimento all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM). Saranno gli esami necroscopici e tossicologici a chiarire con esattezza le cause del decesso.

Nicolò Borgianni, Vulture Field Officer, Rewilding Apennines, ha commentato: “I movimenti erratici e di dispersione a lungo raggio sono un comportamento tipico ed ecologicamente fondamentale nei grifoni prima del raggiungimento della maturità sessuale, che gli permettono di esplorare nuovi territori, mantenendo il flusso genico tra le popolazioni, ma espongono gli individui a notevoli rischi ed elevati tassi di mortalità. I grifoni sono infatti degli specialisti del volo passivo, e riescono a percorrere lunghissime distanze senza quasi battere le ali, sfruttando correnti ascensionali e venti, condizioni che vengono a mancare durante il sorvolo di grandi specchi d’acqua, rendendo l’attraversamento di tratti di mare particolarmente rischioso, in special modo per un giovane grifone inesperto. Episodi come questo, per quanto dolorosi nell’esito, dimostrano l’importanza cruciale del monitoraggio GPS per comprendere a fondo le rotte, le minacce e i corridoi ecologici di questi grandi veleggiatori, affinché le strategie di conservazione possano essere sempre più mirate ed efficaci.”
Rosario Balestrieri, Ornitologo della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ha aggiunto: “Quando all’alba di domenica correvo verso il traghetto per Ischia, sapevo che le probabilità di trovarlo vivo erano ridotte al lumicino, e anche durante le ricerche in mare le speranze di scorgere un movimento vitale erano pressoché nulle. Mi sono lanciato comunque in questa missione perché credo fermamente che, per la tutela della biodiversità e delle specie a rischio, si debbano abbandonare le timidezze e agire con assoluta convinzione: non provarci significa togliere in partenza ogni speranza. Ora attendiamo con apprensione gli esiti dell’autopsia. Spero con tutto il cuore che non sia stato un atto di bracconaggio o un colpo di arma da fuoco a condannare questo straordinario animale: sarebbe inaccettabile pensare che l’ignoranza o la crudeltà di una persona possano vanificare gli sforzi corali di quanti lavorano ogni giorno per proteggere la natura e salvare specie minacciate”.
