Una coalizione europea di esperti e ONG di cui anche Rewilding Apennines fa parte chiede l’intervento della Commissione europea e prepara un esposto alla Convenzione di Berna.
.

Il 2 giugno le autorità del Tirolo autorizzano l’abbattimento di un lupo avvistato vicino alle case di Schlitters, in Austria. Quel giorno Mirco, il lupo che verrà ucciso, è ancora in Italia, in provincia di Bolzano. In Austria arriverà solo cinque giorni dopo: attraversa la zona di Schlitters di notte, per pochi minuti, poi sale oltre i 1.900 metri, lontano dai centri abitati.
Il 22 giugno le autorità del Tirolo comunicano l’abbattimento di un giovane lupo nel distretto di Schwaz. Quel lupo è Mirco. Ma era lui l’animale a cui si riferiva l’autorizzazione? I dati del radiocollare indicano che con ogni probabilità no, con implicazioni evidenti sulla corretta applicazione della normativa europea.
Mirco era un giovane lupo in dispersione, monitorato con un radiocollare GPS nell’ambito di un progetto di ricerca del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e dell’Università di Sassari, dedicato allo studio della dispersione dei giovani lupi sulle Alpi: un tassello per capire la connettività ecologica e gli scambi genetici tra le popolazioni europee. I suoi spostamenti erano stati comunicati per tempo alle autorità austriache, come vuole la normale cooperazione scientifica tra istituzioni. È il secondo lupo italiano radiocollarato ucciso in Austria nel 2026: a febbraio era toccato ad Andrea, monitorato dall’Università di Udine e abbattuto in Carinzia.
Insieme a una coalizione di oltre venti organizzazioni ed esperti provenienti da Italia, Austria, Germania, Svizzera, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi, guidata da Io non ho paura del Lupo e ANCA – Austrian Nature Conservation Alliance, anche Rewilding Apennines ha firmato una lettera alla Commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall, trasmessa anche alla Segreteria della Convenzione di Berna. La lettera chiede alla Commissione di verificare se l’autorizzazione austriaca abbia rispettato i requisiti di stretta necessità, proporzionalità, assenza di soluzioni alternative soddisfacenti e identificazione dell’animale bersaglio; se il quadro normativo tirolese sia compatibile con l’articolo 16 della Direttiva Habitat, che non consente di abbattere un lupo quando non è possibile identificarlo con certezza; se un animale protetto, inserito in un progetto di monitoraggio riconosciuto, possa essere ucciso nonostante la comunicazione istituzionale sul suo status; e se i dati condivisi a fini scientifici possano essere stati usati, direttamente o indirettamente, per agevolarne l’uccisione.
Alla lettera seguiranno un esposto formale alla Commissione e la richiesta di apertura di un case file presso la Convenzione di Berna. Dal 2022 l’Austria ha autorizzato l’abbattimento di circa 70 lupi, 26 solo nei primi mesi di quest’anno, nonostante nell’ultimo rapporto trasmesso ai sensi dell’articolo 17 della Direttiva Habitat abbia classificato lo stato di conservazione della propria popolazione come “sfavorevole-inadeguato” (U1+). Un dato che rende ancora più delicata la valutazione della legittimità degli abbattimenti autorizzati.
“La gestione dei grandi carnivori può richiedere decisioni complesse, ma tali decisioni devono sempre essere fondate su basi scientifiche, su una rigorosa valutazione tecnica e sul pieno rispetto del diritto europeo”, dichiara Daniele Ecotti, Presidente di Io non ho paura del lupo. “Quando vengono abbattuti due lupi oggetto di monitoraggio scientifico internazionale nel giro di pochi mesi, è doveroso chiedere alle istituzioni europee di verificare se le norme comunitarie siano state correttamente applicate.”
Leggi il comunicato e la lettera qui