I numeri che contano

Dicembre 28, 2025

Il 2025 ci ha accompagnati attraverso molti traguardi chiave: dai fiumi che tornano a scorrere liberi alle comunità che scelgono di camminare insieme. Stagione dopo stagione, questi risultati raccontano come il rewilding prenda forma concreta grazie alle persone, alla pazienza e all’azione collettiva.

L’anno si chiude però anche con una notizia che non avremmo voluto raccontare: un altro orso è morto sulle strade dell’Appennino. Un episodio che ricorda quanto resti ancora da fare per ridurre un livello di mortalità insostenibile per una popolazione così fragile: nel 2025 sono cinque gli orsi persi. Sfide urgenti ci attendono, da affrontare con la stessa determinazione che ci ha guidato in questi anni.

Staff e volontari di Rewilding Apennines al lavoro.
Filippo Castellucci

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Rete di imprese per la coesistenza

Il 2025 è stato l’anno in cui la Rete di imprese per la coesistenza di Rewilding Apennines ha preso davvero forma. Trentasette realtà locali – artigiani, agricoltori, ristoratori e operatori turistici – hanno scelto di fare squadra, condividendo l’idea di un Appennino in cui l’economia si rinnova e la natura è parte del futuro.

Una nuova identità comune, il racconto affidato al canale Instagram Explore Central Apennines e 12 esperienze approdate sulla piattaforma europea Wilder Places hanno dato visibilità a questo percorso. A celebrarlo, il primo Festival delle Comunità a Misura d’Orso, che ha riunito oltre 250 persone attorno a una visione di sviluppo fondata sulla coesistenza.

Rewilding è stare insieme

Quasi 40 eventi pubblici – tra festival, proiezioni e workshop – ci hanno permesso di incontrare e coinvolgere tante persone e accendendo i riflettori sul potere del rewilding, anche come esperienza collettiva. Momenti in cui natura, cultura e comunità si sono intrecciati, dando forma a nuovi spazi di partecipazione.

Tra gli appuntamenti più significativi, il primo Festival delle Comunità a Misura d’Orso a Vastogirardi, dove la natura si è mescolata all’arte, alla musica e al cibo, e KinoAppennino, che ha portato 35 artisti nel cuore dell’Appennino centrale, trasformando Pettorano sul Gizio in un set a cielo aperto dove la comunità e i suoi luoghi sono diventati protagonisti di 18 cortometraggi.

A questi si aggiunge la seconda edizione del Convegno Nazionale Italicus, organizzato insieme all’Associazione Io non ho paura del lupo, uno spazio di confronto sul nostro rapporto con questo grande predatore.

Maurizio Carfagnini, produttore di miele di Scanno, membro della Rete di Imprese per la Coesistenza di Rewilding Apennines. ANDREA BOCCINI

Un nuovo futuro per i nostri fiumi

Dalla rimozione della barriera sul fiume Liri ai rilasci di trote e gamberi autoctoni provenienti dai nostri centri di allevamento e riproduzione, il 2025 ha confermato l’impegno di Rewilding Apennines per il ripristino ecologico dei fiumi e la capacità di trasformare gli obiettivi in risultati concreti. In questo articolo avevamo già ripercorso le tappe chiave e i traguardi più significativi raggiunti finora.

A questo impegno sul campo si sono affiancati importanti riconoscimenti. Oltre al supporto di Open Rivers Programme e al plauso di Dam Removal Europe, siamo stati invitati a condividere la nostra esperienza al convegno Il Regolamento europeo sul ripristino della natura: nuove sfide e opportunità per riqualificare gli ambienti fluviali, un confronto di alto profilo che il 15 gennaio riunirà  istituzioni, università, autorità di bacino, ONG ed esperti di livello nazionale e internazionale. Un riconoscimento significativo del lavoro che abbiamo svolto per la riconnessione ecologica dei nostri fiumi.

I numeri del ripristino

Gli interventi sugli habitat delle specie chiave su cui lavoriamo sono numerosi e mirati, ma condividono tutti lo stesso obiettivo: ridurre il rischio di morte, migliorare le condizioni ecologiche e ridurre i conflitti con l’uomo. Dalla rimozione di filo spinato, alla messa in sicurezza di pozzi, invasi e strutture pericolose per fauna e persone, ogni azione ogni azione contribuisce ad aiutare la natura a ritrovare il proprio equilibrio e la fauna a vivere in modo più sicuro.

Coesistenza in azione

La coesistenza si costruisce ogni giorno, attraverso cura, ascolto e soluzioni pratiche. Nelle azioni di prevenzione dei danni causati dai grandi carnivori – in particolare dall’orso – a guidare il nostro lavoro sono pazienza, esperienza e disponibilità al confronto. È questo l’approccio che vogliamo condividere con le comunità del territorio: interventi concreti che dimostrano come convivere sia possibile, anche con le specie che più mettono alla prova il nostro modo di abitare questi luoghi.

Nel 2025 abbiamo installato 80 recinti elettrici, 53 cassonetti a prova di orso e rinforzato 5 pollai: strumenti fondamentali per ridurre i danni, prevenire i conflitti ed evitare che gli orsi si abituino alla presenza umana. Questi interventi si aggiungono a quelli realizzati negli anni precedenti, portando il totale complessivo a 779 interventi.

Grifoni

Ai grifoni riserviamo da sempre un’attenzione speciale. In Appennino centrale oggi ne volano tra 300 e 350: un numero in crescita lenta ma costante, frutto di anni di lavoro di tutela. Un segnale positivo, che però convive con livelli ancora elevati di mortalità causata dall’uomo.

In collaborazione con il Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro, monitoriamo la popolazione attraverso catture, radiotracking e conteggi annuali, fondamentali per stimare consistenza e successo riproduttivo. Ma il nostro lavoro non si ferma al monitoraggio. Grazie alle localizzazioni GPS, controlliamo regolarmente i siti di alimentazione: un azione preziosa per comprendere meglio l’ecologia della specie e, soprattutto, per individuare tempestivamente casi di avvelenamento o sospetto avvelenamento.

Il veleno resta infatti la minaccia più grave. Su una sola carcassa possono alimentarsi fino a 100 avvoltoi, con il rischio che un singolo episodio possa colpire un intero gruppo. A questo si aggiungono le collisioni con le pale eoliche e l’avvelenamento da piombo, pressioni che rendono la sopravvivenza degli avvoltoi una sfida globale.

Tra il 2021 e il 2025 abbiamo catturato e rilasciato 254 grifoni, di cui 78 dotati di GPS, effettuato 2.931 sopralluoghi nei siti di alimentazione, svolto monitoraggi settimanali presso impianti eolici per valutare il rischio di collissioni e realizzato 6 conteggi annuali di popolazione e riproduzione.

Un lavoro costante che serve a prevenire i rischi, intervenire quando necessario e proteggere una specie simbolo del cielo dell’Appennino.

 

La nostro forza: i volontari

Negli ultimi cinque anni abbiamo avuto il privilegio di accogliere 220 volontarie e volontari provenienti da 27 Paesi del mondo. Senza il loro tempo, le loro energie e la loro passione, gran parte del nostro lavoro semplicemente non sarebbe possibile.

A tutte e tutti loro va il nostro grazie. Da parte nostra noi continueremo a impegnarci perché l’esperienza di vita, studio e lavoro che offriamo loro sia sempre più ricca di significato, crescita e connessioni autentiche.

Ultimi raggi di sole sul versante nord del Monte Camicia, nel massiccio del Gran Sasso. Parco Nazionale del Gran Sasso, Appennino centrale.
Ultimi raggi di sole sul versante nord del Monte Camicia, nel massiccio del Gran Sasso. Parco Nazionale del Gran Sasso, Appennino centrale.
Bruno D'Amicis