Ripristinare il cuore selvaggio d’Italia: una nuova iniziativa in Appennino centrale

Febbraio 23, 2026

Rewilding Apennines tra le otto nuove iniziative europee selezionate dall’Endangered Landscapes & Seascapes Programme per guidare il ripristino ecologico su larga scala.

Lupi appenninici (Canis lupus italicus) si nutrono della carcassa di un cervo nobile maschio morto durante il periodo del bramito. Appennino centrale, Italia.
Lupi appenninici (Canis lupus italicus) si nutrono della carcassa di un cervo nobile maschio morto durante il periodo del bramito. Appennino centrale, Italia.
Bruno D'Amicis / Rewilding Europe

In tutta Europa, alcuni dei paesaggi più preziosi dal punto di vista ecologico si preparano a una nuova stagione di rinascita.

L’Endangered Landscapes & Seascapes Programme, gestito dalla Cambridge Conservation Initiative e sostenuto da Arcadia, , ha avviato otto nuove iniziative di ripristino su larga scala, rafforzando un impegno di lungo periodo per il recupero degli ecosistemi terrestri e marini del continente.

Con questo nuovo ciclo di finanziamenti, il numero totale delle iniziative sostenute sale a 29, formando una rete in continua espansione unita da una visione condivisa: restituire spazio alla natura, riattivare i processi ecologici e rafforzare la resilienza dei paesaggi di fronte al cambiamento climatico.

Nel loro insieme, queste iniziative stanno contribuendo alla rigenerazione di 9,7 milioni di ettari di terre e mari — un’area paragonabile alla superficie del Portogallo — dimostrando che il ripristino ecologico su larga scala non è più un’ambizione lontana, ma una realtà in crescente affermazione.

È una trasformazione silenziosa ma profonda, che attraversa montagne, foreste, fiumi e coste, e che testimonia come sia possibile invertire decenni di frammentazione e degrado, restituendo funzionalità ecologica, vitalità e prospettive future ad alcuni dei paesaggi più straordinari d’Europa.

Un cervo nobile maschio attraversa il bosco nell’Appennino centrale, Italia.
Un cervo nobile maschio attraversa il bosco nell’Appennino centrale, Italia.
Bruno D'Amicis/Rewilding Europe

AZIO

Ripristinare il cuore selvaggio d’Italia: l’impegno di Rewilding Apennines

Tra le nuove iniziative sostenute dal programma figura quella guidata da Rewilding Apennines: che, a partire da aprile 2026, consentirà di ampliare e consolidare il lavoro già avviato insieme a Rewilding Europe. L’obiettivo è rafforzare la funzionalità degli ecosistemi, ristabilire la continuità dei processi naturali su scala paesaggistica e favorire il ritorno e il consolidamento di specie chiave, contribuendo alla rigenerazione ecologica dell’Appennino centrale.

I benefici attesi non riguardano solo l’ambiente naturale, ma anche le comunità che abitano questi territori. Il progetto contribuirà a rafforzare modelli di convivenza tra persone e fauna selvatica e a sostenere nuove opportunità economiche legate a una natura più sana.

Ripristinare fiumi e zone umide: alleati naturali di fronte a un clima che cambia

Fiumi e zone umide sono tra gli ecosistemi più minacciati al mondo, ma anche tra i più ricchi di biodiversità e più efficaci nel regolare il ciclo dell’acqua, immagazzinare carbonio e ridurre gli effetti della siccità.  Il loro ripristino è particolarmente urgente nella regione mediterranea, dove il rischio di siccità prolungata è in costante aumento.

Un’azione chiave del progetto sarà il rewetting su almeno 30 ettari. Il rewetting è un approccio innovativo che ripristina condizioni idrologiche naturali per riportare l’acqua nei suoi spazi originari con lo scopo di recuperare zone umide e crearne di nuove, ripristinando habitat essenziali per numerose specie, contribuendo alla stabilità degli ecosistemi e rafforzandone la capacità di rispondere al cambiamento climatico.

Parallelamente, Rewilding Apennines proseguirà il suo impegno per la continuità ecologica dei corsi d’acqua – già avviato con il supporto dell’Open Rivers Programme e di Rewilding Europe – attraverso la rimozione di barriere fluviali obsolete e il rafforzamento (restocking) delle popolazioni di specie chiave, come la Trota mediterranea e il Gambero di fiume autoctono.  L’obiettivo è di recuperare le dinamiche idrologiche naturali, le interazioni predatore-preda e favorire la dispersione delle specie su almeno 30 km di fiumi.

Una trota mediterranea nuota nelle acque di un torrente dell’Appennino centrale, Italia.
Una trota mediterranea nuota nelle acque di un torrente dell’Appennino centrale, Italia.
Bruno D'Amicis / Rewilding Europe

Rafforzare la connettività e la funzionalità degli habitat terrestri

Per rafforzare la connettività degli ecosistemi terrestri, questa iniziativa prevede la gestione di circa 1.300 ettari di foreste secondo i principi del rewilding e l’avvio di pratiche pilota di pascolo naturale su almeno 2000 ettari: azioni che contribuiscono a mantenere habitat diversificati e più resilienti.

Particolare attenzione sarà dedicata agli interventi a favore della vipera dell’Orsini (Vipera ursinii), specie simbolo delle praterie d’alta quota dell’Appennino centrale e oggi fortemente minacciata.

La possibilità per la fauna selvatica di muoversi liberamente è essenziale per la sopravvivenza delle specie e la salute degli ecosistemi. Per questo, il progetto prevede la rimozione di recinzioni obsolete e il rafforzamento dei corridoi ecologici, anche attraverso l’adeguamento di sottopassi e cavalcavia sulle strade. Riducendo i rischi, si aumenta la sicurezza per la fauna e per le persone e si contribuisce a ristabilire quella continuità ecologica essenziale per il funzionamento degli ecosistemi.

Un lupo appenninico (Canis lupus italicus) percorre una linea ferroviaria nei pressi di Pettorano sul Gizio, nell’Appennino centrale, Italia.
Un lupo appenninico (Canis lupus italicus) percorre una linea ferroviaria nei pressi di Pettorano sul Gizio, nell’Appennino centrale, Italia.
Bruno D'Amicis/Rewilding Europe

Ricostruire le reti trofiche

Grifoni (Gyps fulvus) si alimentano sulla carcassa di un capriolo (Capreolus capreolus), Andorra.
Grifoni (Gyps fulvus) si alimentano sulla carcassa di un capriolo (Capreolus capreolus), Andorra.
Magnus Elander / naturepl.com

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