Uno studio co-firmato da Rewilding Apennines e appena pubblicato su Hystrix dimostra che i corridoi ecologici pensati per l’orso bruno marsicano ospitano densità elevate di altre otto specie di mammiferi. Il monitoraggio con fototrappole apre una prospettiva nuova sulla gestione di queste aree.
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Trentaquattro fototrappole, 215 giorni di campionamento, due corridoi ecologici nell’Appennino centrale. I risultati, appena pubblicati su Hystrix, the Italian Journal of Mammalogy, raccontano qualcosa che si sospettava ma che ora è stato misurato: le aree in cui Rewilding Apennines lavora per favorire gli spostamenti dell’orso bruno marsicano funzionano anche per molti altri animali.
Lo studio nasce dalla collaborazione tra Sapienza Università di Roma, Rewilding Apennines e IIASA (International Institute for Applied Systems Analysis). Mario Cipollone e Jan-Niklas Trei di Rewilding Apennines figurano tra gli autori, e la raccolta dati sul campo è stata possibile grazie al team dell’organizzazione e ai volontari della stagione estiva 2023. È il tipo di ricerca che Rewilding Apennines porta avanti da anni nei corridoi: monitoraggio sistematico, costruzione di dati, collaborazione con il mondo accademico.
Lo studio, coordinato da Chiara Dragonetti della Sapienza Università di Roma, ha stimato la densità di popolazione di otto specie di meso- e macro-mammiferi: tasso, lepre, istrice, cervo, volpe, capriolo, cinghiale e gatto selvatico. L’area di indagine copre i corridoi che collegano il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise al Parco Regionale Sirente Velino (Corridoio 1) e al Parco Nazionale della Majella (Corridoio 2), per circa 265 km² complessivi. Sono due dei cinque corridoi identificati dal PATOM (Piano d’Azione nazionale per la Tutela dell’Orso Marsicano) e al centro delle azioni di rewilding, ripristino e riduzione della mortalità che Rewilding Apennines conduce in queste aree, anche attraverso il progetto LIFE Bear-Smart Corridors.
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Le densità animali nei corridoi
I numeri sono chiari. Il cinghiale ha registrato la densità più alta (7,22 individui/km²), seguito da capriolo (3,41) e lepre (3,39). Ma il dato più significativo è un altro: per quasi tutte le specie, le densità stimate nei corridoi risultano superiori alla media rispetto ai dati pubblicati, in particolare per gli ungulati. Il cervo, ad esempio, raggiunge 3,16 individui/km², un valore molto vicino a quello stimato all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise con metodi diversi (3,8 ind/km²). L’istrice, con 1,40 individui/km², supera le stime disponibili per altre regioni italiane, probabilmente perché l’area di studio ricade nel cuore del suo areale.

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Due corridoi, due storie diverse
Il confronto tra i due corridoi rivela differenze marcate. Il Corridoio 1, più basso, più frammentato, con una quota di agricoltura estensiva, mostra densità più elevate per quasi tutte le specie. Il cinghiale vi raggiunge 14,21 ind/km² contro 1,69 nel Corridoio 2. Il tasso, la volpe e il capriolo seguono lo stesso schema. L’unica eccezione è la lepre, con valori sostanzialmente simili nelle due aree.
Il Corridoio 2, dominato dal bosco e con quote più alte, sembra invece favorire il gatto selvatico, che vi mostra tassi di cattura più elevati, anche se i dati non sono sufficienti per una stima separata della densità.
Un dato interessante per la gestione: il Corridoio 1, con il suo paesaggio plasmato dall’attività umana tradizionale non intensiva, si conferma un habitat ricco. È una conferma di ciò che Rewilding Apennines sostiene con il proprio lavoro sul territorio: agricoltura estensiva e pascolo tradizionale possono convivere con densità elevate di fauna selvatica.
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Effetto ombrello
Il punto centrale dello studio è chiaro: i corridoi pensati per l’orso marsicano non servono solo all’orso. Funzionano come habitat di qualità per un’intera comunità di mammiferi. È quello che in ecologia si chiama effetto ombrello: proteggere una specie con grandi esigenze spaziali crea condizioni favorevoli anche per specie con requisiti minori.
Per Rewilding Apennines, lo studio rappresenta una baseline: un punto zero da cui misurare, negli anni, gli effetti delle azioni di gestione e rewilding in corso nei corridoi.
È il tipo di risultato che dà solidità scientifica al lavoro quotidiano. E che dimostra, con i numeri, che investire nella connettività ecologica produce benefici che vanno ben oltre la singola specie per cui quei corridoi sono stati pensati. Una gestione efficace di questi corridoi, incentrata sulla riduzione del disturbo antropico, sulla prevenzione dei danni e sul miglioramento della connettività degli habitat, sarà determinante per la sopravvivenza a lungo termine dell’orso marsicano e delle specie che condividono il suo areale.
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Leggi lo studio completo 📄 Can bear corridors support mammalian biodiversity?A case study on the Central Italian Apennines
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